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Era interessante vedere la diversità di cultura nel modo di porsi rispetto alla crisi. In Giappone, il presidente di una grande banca si sarebbe scusato con i dipendenti e il paese, e avrebbe rinunciato alla sua pensione e ai bonus perché fosse a disposizione di chi aveva sofferto per gli errori compiuti. In America, la sola domanda era se il consiglio avrebbe costretto o no il presidente a lasciare e, nel caso, quanto cospicua dovesse essere la liquidazione.


--Joe Stiglitz


Per parte nostra, crediamo che essere europeisti e riformisti in questa fase storica sia adoperarsi perché la crisi non diventi la giustificazione dello smantellamento di quel modello sociale europeo che è condizione della qualità della vita nel nostro continente; e perché i costi del risanamento non siano ripartiti in modo tale da erodere i legami di coesione e solidarietà tra Paesi, un processo che purtroppo è già pericolosamente inatto e che porterebbe, esso sì, alla fine di ogni prospettiva di integrazione.


Doctors used to believe that by draining a patient’s blood they could purge the evil “humors” that were thought to cause disease. In reality, of course, all their bloodletting did was make the patient weaker, and more likely to succumb.

Il modello sociale trionfante, quello che vuole una microimpresa a scarsa composizione tecnico-scientifica e una occupazione qualsiasi con basse paghe, ha portato solo diseguaglianze. Circa 10 punti percentuali della ricchezza nazionale complessiva sono transitati dal lavoro ai profitti. Il congelamento dei salari e la frantumazione dei modelli contrattuali non hanno stimolato affatto la crescita. Per la prima volta dopo decenni si è verificata anzi una contrazione secca dei consumi, inaccessibili per i bassi salari (al di sotto dei livelli di 30 anni fa). La radice della crisi è qui. Il credito al consumo ha per un po’mitigato la perdita di potere d’acquisto. Ma le svolte neoliberiste hanno compresso ogni rilancio della domanda aggregata, hanno scartato la qualità della produzione e hanno lasciato deperire scuola, ricerca, ospedali, amministrazione, infrastrutture.La leggenda per cui la rimozione dei diritti e il ridimensionamento del pubblico sono scelte preliminari per attrarre gli investimenti non regge.


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Un grandissimo Michele Prospero sull’Unità (via pollon)

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INCREDIBILE

Già, l’Unità ha sempre la soluzione giusta, SAPERLO PRIMA…….. :(

Michele Prospero prossimo ministro dell’Economiaaaaaa…!!  

APPLAUSI…clap clap!!

(via falcemartello)

Diciamo cosa canna alla grande, il nostro, iniziamo il suo processo di rieducazione dal provincial neomarxismo dilangante.

La prima parte della sua analisi è corretta: “dilaga la microimpresa a scarsa composizione tecnico.-scientifica e una occupazione qualsiasi con basse paghe”. Perfetto. Il suo errore è, da bravo sindacal ortodosso, vedere il “lavoro” come centrale e la sua legislazione dirigista centralista come causale. E porre come obiettivo “i consumi” invece del risparmio, mantra con cui i neosocialisti  più avveduti tentano di rimpiazzare il crollo di ogni fondamento teorico alle loro tesi.

Nella realtà quel modello di impresa ha fatto la fortuna dell’Italia: il boom economica mica l’han fatto Fermi e Marconi (un po’ Natta), bensì tantissimi smanettoni praticoni con le mani unte di olio. Poi c’è stato il cambio generazionale, l’euro e l’immigrazione. A proposito di diseguaglianze. “La radice è tutta qui”, caro Prospero nomen omen. Lascia sta’ il liberismo e sciacquati la bocca prima di nominarlo: come tutti gli Obamian-Clintoniani, prima minano il sistema con i mutui per tutti e le Fannie Mae, poi dan la colpa dei crolli all’avidità del Libero Mercato. 

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No ma infatti, la storia vi sta dando ragione…




Il modello sociale trionfante, quello che vuole una microimpresa a scarsa composizione tecnico-scientifica e una occupazione qualsiasi con basse paghe, ha portato solo diseguaglianze. Circa 10 punti percentuali della ricchezza nazionale complessiva sono transitati dal lavoro ai profitti. Il congelamento dei salari e la frantumazione dei modelli contrattuali non hanno stimolato affatto la crescita. Per la prima volta dopo decenni si è verificata anzi una contrazione secca dei consumi, inaccessibili per i bassi salari (al di sotto dei livelli di 30 anni fa). La radice della crisi è qui. Il credito al consumo ha per un po’mitigato la perdita di potere d’acquisto. Ma le svolte neoliberiste hanno compresso ogni rilancio della domanda aggregata, hanno scartato la qualità della produzione e hanno lasciato deperire scuola, ricerca, ospedali, amministrazione, infrastrutture.La leggenda per cui la rimozione dei diritti e il ridimensionamento del pubblico sono scelte preliminari per attrarre gli investimenti non regge.


--Un grandissimo Michele Prospero sull’Unità

Quello che non viene mai è il turno della grande finanza. Anzi. Luca Cordero di Montezemolo dà oggi lezioni di moralità pubblica e lotta agli sprechi da tutti i giornali, mentre chiede la svendita di quel poco che resta dell’industria pubblica. Grazie alla campagna contro la politica, il risultato dei referendum di giugno è stato spazzato via con l’idea stessa di «bene comune»: pubblico è tornato sinonimo di corrotto e inefficiente (perché gestito dalla politica), privato è tornato sinonimo di efficiente e virtuoso. Il dio mercato è stato rimesso sul suo trono, incurante della crisi mondiale, delle sue cause e delle sue conseguenze: il regno della meritocrazia è tornato, magicamente risorto dalle ceneri di Lehman Brothers.


--Risentimento e Carità, da leggere tutto.

Solo verbi all’imperfetto. E’ il tempo che è passato e una specie di imperfezione diffusa. Incompletezza che avvolge tutti i fili che mi tengono insieme. Un’indeterminatezza che ti costringe a guardare indietro col rimpianto di non aver fatto e col rimorso di aver fatto. Ogni volto, ogni voce, ogni ricordo è imperfetto. E’ passato troppo tempo per ricordare com’era, come eravamo, come erano. Niente di nitido, niente di limpido. In ogni cosa che doveva essere preservata dalla polvere c’è una patina di trascuratezza che aumenta il rimpianto.
Tutti quelli a cui sento chiedere se rifarebbero tutto quello che hanno fatto rispondono con sicurezza che sì, certo che lo rifarebbero. Io no.  Non mi pare ragionevole.  Cazzo, hai una seconda occasione. Giocala.


--Il povero g.

(Fonte: ilpoverog.wordpress.com)