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Perché scrivere è un talento e io non ce l'ho.
Perché scrivere è un talento e io non ce l'ho.
L’impressione è che nei prossimi anni, in America come in Europa, e forse in Italia più che altrove, ci sarà un gran bisogno di istituzioni democratiche solide e di rigide norme a tutela dei diritti individuali, di robuste garanzie per gli imputati e di buoni avvocati. E di leader politici, giornalisti, ministri e ufficiali di polizia di fermi principi e dai nervi saldi: la Grecia brucia sotto i nostri occhi e in tutti gli autorevoli interventi che si susseguono al riguardo, a Roma come a Bruxelles, si avverte un inconfondibile profumo di anni Trenta. Crisi economica, ingiustizia sociale e spirito di rivalsa delle classi medie impoverite costituiscono da sempre l’ambiente peggiore per la democrazia liberale, il meno ospitale e il più insidioso. Ci sarà bisogno di argini alti e solidi, nel centro di New York come nel mezzo della Val di Susa, dinanzi al montare della rabbia e del disincanto, quotidianamente eccitati da tanti variopinti pifferai della reazione.
--Quadernino
Basta vedere il modo in cui tanti sostenitori della tesi secondo cui il problema dei giovani è un mercato del lavoro bloccato da una legislazione ostile all’impresa (eccetera eccetera), analizzano oggi il tracollo di Zapatero in Spagna, dopo averlo portato a esempio di una sinistra moderna e liberale, che si concentrava sui diritti civili (forse anche un po’ troppo, va bene, ma non si può avere tutto), seguendo in compenso le ricette economiche più ortodosse. Come spiegare che il risultato di un così bravo scolaro, come già accaduto con il governo irlandese e con tanti altri “primi della classe” di destra e di sinistra, sia più o meno la bancarotta? La risposta non è granché innovativa (all’Hotel Lux girava già negli anni Trenta) e si può riassumere così: la linea è giusta, è stata solo applicata male.
--Francesco Cundari
Anche qui, la politica ha seguito l’economia: si è finanziarizzata. E’ scivolata inesorabilmente nella realtà virtuale, con la straordinaria ipertrofia della comunicazione e del marketing a danno della produzione degli stessi beni da reclamizzare. L’esito ultimo, e logicamente inevitabile, è la necessità di vendere il niente: in economia come in politica.
--Vendere il niente, Quadernino
Eppure la vera questione morale che tocca ormai tutti i partiti è proprio questa: venuto meno ogni legame di rappresentanza – l’idea cioè che diversi partiti rappresentino innanzi tutto diversi interessi, tutti ugualmente legittimi – a cosa si riduce dunque la contesa politica ed elettorale? Dal momento in cui tutti rappresentano o aspirano a rappresentare tutti indistintamente, che differenza rimane, quale argomento può motivare la militanza o anche soltanto il voto all’uno invece che all’altro, in nome di che cosa si domanda il consenso dei cittadini? Non resta che una distinzione possibile: la divisione manichea tra buoni e cattivi.
--Terra bruciata, Quadernino
Dunque può darsi che abbia ragione il neodirettore del Riformista Emanuele Macaluso, nel dire che “Il Pd non è un partito, ma una coalizione”. Dovrebbe però aggiungere che gli altri partiti non sono nemmeno quello. Gli altri, al massimo, sono dei carrozzoni (o meglio, dei carrozzini, per l’infantile narcisismo dei rispettivi leader-proprietari).
--Senza famiglia, Quadernino
Il bipolarismo italiano, che secondo i suoi cantori avrebbe dovuto portare alla costituzionalizzazione delle forze estreme (quindi al loro rapido riassorbimento), ha portato invece alla radicalizzazione delle forze centrali, quindi all’egemonia della Lega da un lato, di dipietristi, grillini ed esagitati di ogni genere dall’altro. Uno schema che si è riprodotto tale e quale nel giornalismo: da un lato, la nascita e il successo del Fatto, estremizzazione del modello di giornale-partito nato con Repubblica (dal gruppo Espresso-Repubblica vengono non a caso molte sue firme), dall’altro, la trasformazione del Giornale in partito di riserva, con le note campagne di character assassination ai danni degli avversari, e con i suoi giornalisti ormai abitualmente impiegati nei talk-show come rappresentanti del centrodestra.
--Romanzo bipolare, Quadernino
Perché anche quando Berlusconi scende nei sondaggi noi non cresciamo?” e “Perché il nostro segretario nazionale si è rappresentato in bianco e nero sui 6×3?”. Si vede che Emiliano viene dalla società civile e ha ben chiare le questioni che parlano, come si dice, all’Italia profonda: prestazioni demoscopiche e linea grafica del partito. Ma forse la domanda più significativa era un’altra: “Perché il Pd ci emoziona così raramente?”. Chissà cosa avranno pensato, in quel momento, D’Alema e Marini.
--Terroni democratici ed altri poeti, Quadernino







